Materiali Pensieri Recensioni Considerazioni sulle MUSICHE dei NUOVI MONDI

Queste pagine sono nate ai tempi della pandemia, durante i periodi di lockdown, del coprifuoco, delle zone a colori. Sono nate e continuate -mentre in Italia il mondo artistico e creativo disdegnava in generale l'idea di non esprimersi dal vivo e di affidarsi a Internet- osservando la reattività che in altri Paesi gli artisti mostravano nei confronti dell'emergenza e dell'impossibilità di esprimersi secondo la consuetudine: un periodo in cui, come poteva pensarsi prevedibile, molto talento è stato impegnato, e con risultati spesso significativi e memorabili, proprio per creare e comunicare in condizioni di tensione, timore e pure nel bisogno manifesto di solidarietà comune. Archivi storici aperti al pubblico, esibizioni create appositamente per i giorni pandemici, proposte inusuali, nuove collaborazioni: un fiorire di iniziative che, dopo l'iniziale e comprensibile momento di sbando, ha soprattutto evidenziato il desiderio di cogliere la drammatica occasione per allontanarsi, quando possibile, dallo stantìo rituale del concerto, una cerimonia durata più di tanti indimenticati imperi storici e che proprio durante la pandemia ha mostrato la sua sostanziale impotenza, una volta privata dei suoi comodi e sicuri templi e luoghi istituzionali e posta di fronte all'esigenza di esprimere l'inesprimibile, di dare risposte a interrogativi inauditi, di offrire una "visione" del futuro non condizionata dalle ristrette abitudini di storiche calcificazioni. Soprattutto in un momento storico in cui il declino dell'imperialismo culturale europeo è manifesto nell'incapacità di relazionarsi con l'estendersi sempre più ampio di un meticciato che esige di "regolare i conti" con un passato impostogli di schiavitù, appropriazione e sopraffazione.

Il bloc-notes è così diventato non solo taccuino di impressioni e appunti sparsi ma cronaca pressoché quotidiana in cui cogliere, osservare, talvolta descrivere alcuni dei risultati di un percorso fortemente ramificato che dai drammi e dalle innovazioni del Novecento (secolo che verrà ricordato per il suicidio della supremazia europea) ci ha condotti al superamento della centralità culturale del Vecchio Mondo e alla moltiplicazione di fenomeni trasversali, in cui il meticciato contemporaneo e post-coloniale -espressione del sovrapporsi di innumerevoli e ancora insondabili realtà poli-etniche e multi-identitarie- si esprime attraverso una pulviscolare ricchezza di lingue, vernacoli e linguaggi (nel contesto accademico, nel jazz, nell'elettronica, nei contesti interdisciplinari e poli-etnici, nelle diramazioni di frontiera e di ricerca) in cui l'eurocentrismo non ha più alcun motivo di essere.

Le realtà dei Nuovi Mondi che delineeranno la cultura musicale (e non solo) del XXI secolo appaiono oggi difficilmente confinabili ai tratti anche socialmente e tecnologicamente angusti del tradizionale "concerto", inadatti a contenere con veridicità un percorso inter-etnico e trans-etnico di natura fortemente interdisciplinare, in cui il neologismo a tutto campo derivato dalla "creolizzazione" e dalla "pidginizzazione" è tratto identitario.

Giorno per giorno cerco di annotare alcuni fra gli innumerevoli dettagli del tragitto percorso fino ad oggi da una serie di mutamenti che hanno condotto il Nuovo Mondo e i Nuovi Mondi (che non sono poi così nuovi, ma sono stati a lungo trascurati, ignorati, negletti, repressi, colonizzati dall'imperialismo culturale europeo) a occupare la scena un tempo dominata dalla forza indifferente dell'eurocentrismo.